Fase due anche per il Fisco: milioni di accertamenti e cartelle ai contribuenti da giugno.  

di Davide Emone | 23 aprile 2020 | News

 

E’ in arrivo uno tsunami sui contribuenti. Con la ripresa dell’attività ordinaria, dal 1° giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle entrate-Riscossione sommergeranno i contribuenti di oltre 33 milioni di notifiche e comunicazioni di atti di accertamento, verifiche, avvisi bonari, comunicazioni di irregolarità, cartelle esattoriali, intimazioni di pagamento, atti esecutivi, e così via.

 

A dichiararlo è il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nel corso dell’audizione del 22 aprile 2020 in commissione Finanze alla Camera, in merito alla conversione in legge del d.l. n. 18/2020:  «A partire dal prossimo 1° giugno ed entro il 31 dicembre 2020 – ha affermato il direttore – l’Agenzia delle Entrate dovrà provvedere alla notifica di circa 3,7 milioni di atti e comunicazioni di accertamento a cui si aggiungono altri 4,8 milioni di atti e comunicazioni, sempre in scadenza il 31 dicembre prossimo (avvisi bonari, lettere di compliance ecc.)».

A questi, si sommano ben 25 milioni di atti della riscossione, tra cui cartelle e atti della procedura esecutiva, come intimazioni, pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi.

 

Il fisco, quindi, dopo che la norma di dubbia costituzionalità circa la proroga biennale dei termini di verifica e accertamento a favore dell’Agenzia delle entrate, inizialmente inserita, è stata stralciata, “minaccia” un bombardamento di accertamenti e cartelle. La proroga di due anni, che il direttore Ruffini vorrebbe spacciare come agevolativa nei confronti del contribuente, sarebbe stata ingiusta e lesiva del principio di uguaglianza: a fronte di una sospensione degli adempimenti e dei versamenti di pochi mesi per (una parte dei) i contribuenti, il fisco avrebbe avuto invece due anni di tempo in più per tenere sotto scacco persone e imprese, rendendo anche difficile una difesa a distanza di tempo.

 

Nel corso del 2020, in particolare, sono in scadenza i termini di accertamento per le dichiarazioni dei redditi del 2015 (o del 2014, in caso di omessa presentazione della dichiarazione).

 

La domanda che sorge spontanea è: come fa il direttore a poter quantificare il numero di avvisi di accertamento e cartelle, prima ancora che l’attività di verifica fiscale, sul campo o negli uffici, sia stata svolta o completata?

 

La risposta, per gli addetti ai lavori, non è una novità: l’Agenzia delle Entrate ha dei budget annuali di risultato: deve insomma recuperare a imposizione quanto più possibile, e comunque non meno di un certo importo, in base a previsioni suddivise per provincia.

 

Gli accertamenti, di fatto, prescindono dagli esiti dei controlli: l’accertamento va fatto, al di là del fatto che l’evasione ci sia o no. Ciò avviene, naturalmente, sfruttando tutta una serie di presunzioni che la legge concede all’amministrazione finanziaria, oltre che – in alcuni casi – con vere e proprie “invenzioni” fattuali e giuridiche. Oppure, ancora, accertando un reddito molto più elevato di quello effettivamente non dichiarato.

 

A fronte di questa situazione, già di per sé squilibrata, ma ancora più intollerabile dopo la crisi sanitaria ed economica conseguente al Coronavirus, persone fisiche, liberi professionisti, imprese, artigiani e società dovranno affrontare un difficile rapporto con le Agenzie fiscali.

 

Un suggerimento fondamentale è il seguente: occorre difendersi e farlo fin da subito. Gli atti impositivi, di accertamento e riscossione, infatti, una volta notificati, se non impugnati entro brevi termini, diventano definitivi: ciò significa che non si può più, in alcun modo, contraddire il loro contenuto nel merito.

 

E’ quindi preferibile difendersi fin dall’accertamento, per dimostrare l’infondatezza e l’illegittimità della pretesa tributaria, oltre che farlo anche nel corso della verifica fiscale: spesso le dichiarazioni di un “ingenuo” contribuente, privo di assistenza, vengo utilizzate dall’Agenzia delle Entrate a sfavore del contribuente stesso.

 

Insomma: resistere, resistere, resistere! Ma con gli strumenti giusti e l’adeguata assistenza.

 

davide.emone@avvocatoemone.it