Davide Emone

Decreto Sostegni, le novità per la Riscossione esattoriale

Il “Decreto Sostegni”, DL n. 44/2021, contiene rilevanti misure in tema di riscossione esattoriale.
L’art. 4 estende il periodo di sospensione dell’attività dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, iniziato su tutto il territorio nazionale l’8 marzo 2020, fino al 30 aprile 2021 e prevede la cancellazione dei debiti inferiori a Euro 5.000 per i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2010, al ricorrere di determinati requisiti. Ecco nel dettaglio le previsioni del decreto!

Processo tributario, udienze da remoto da applicarsi a tutte le controversie

Con questo articolo pubblicato sul sito della Camera degli Avvocati Tributaristi della Liguria in merito alle modalità di svolgimento delle udienze tributarie durante il periodo emergenziale, ho voluto esprimere le mie considerazioni sull’attuale disciplina e la sua prassi applicativa.
Con l’introduzione dello svolgimento delle udienze a distanza, ho voluto sottolineare che tale possibilità o non sussiste, e allora non può applicarsi a nessuna controversia, oppure sussiste, e quindi deve essere applicata a tutte. Centellinare tale ragionevole modalità alternativa di svolgimento delle udienze in tempo di pandemia – come previsto da alcuni provvedimenti dei Presidenti delle C.T. – riservandola a solo alcune delle cause, non è previsto dalla norma di legge medesima che consente la deroga all’udienza in presenza, e comunque non risponde a ragionevolezza.

Rateizzare le cartelle è sempre possibile, ma non pagare somme non dovute!

Da Gennaio 2021, l’Agenzia delle entrate-Riscossione riprende la propria attività, con nuove cartelle e procedure esecutive.
Rateizzare i carichi iscritti a ruolo è sempre possibile, ma occorre fare attenzione alla convenienza.
Cartelle e atti possono essere nulli per una notifica viziata, oppure prescritti per il decorso del tempo. Meglio un’analisi dettagliata della propria situazione prima di procedere.

Debiti tributari e rinuncia all’eredità.

Chi rinuncia all’eredità non risponde dei debiti del defunto, neppure quelli tributari. E’ questo il principio che ha ribadito di recente la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24317 del 3 novembre 2020. Tale pronuncia consente di fare il punto su una serie di questioni di preminente interesse per chi si trova ad essere chiamato all’eredità. Occorre prestare però attenzione all’accettazione tacita dell’eredità. Infatti, se il chiamato all’eredità – anche senza esprimersi in formali dichiarazioni di volontà – compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di fare se non nella qualità di erede (art. 474 c.c.), si verifica l’accettazione tacita dell’eredità, da cui non può più tornare indietro.

Le difese del contribuente negli accertamenti bancari

Quando si versa una somma di denaro contante sul proprio conto corrente, oppure si riceve un bonifico da un altro soggetto, occorre prestare attenzione al rilievo di queste operazioni su futuri potenziali controlli dell’Agenzia delle Entrate.

In sintesi, l’accertamento bancario (o indagini finanziarie), secondo l’interpretazione della giurisprudenza, si configura nel senso che gli accrediti e i versamenti sul conto corrente di un contribuente sono considerati reddito non dichiarato (evaso), a meno che il contribuente non dimostri : che quel provento è stato regolarmente dichiarato; oppure che non si tratta di reddito imponibile (donazione, restituzione, somma esente, ecc.)

Crisi Coronavirus come causa di forza maggiore: come evitare il versamento delle imposte.

L’art. 6, comma 5 del d.lgs. 472/97 vieta di sanzionare chi ha commesso il fatto (omesso versamento dell’imposta nei termini) a causa di forza maggiore, fermo restando l’obbligo di pagare l’imposta. L’attuale stato di emergenza può essere considerato una “causa di forza maggiore”, che porterebbe alla non applicazione delle sanzioni in caso di mancato versamento dei tributi dovuti?

La forza maggiore riguarda un fatto imponderabile, imprevisto e imprevedibile, che determina l’assoluta (non la semplice difficoltà) e incolpevole impossibilità del soggetto di uniformarsi alla regola (vis maior cui resisti non potest).

Recentemente, la stessta Agenzia delle Entrate si è pronunciata sulla forza maggiore nella circolare 8/E/2020 (risposta 1.7), riportando una serie di posizioni giurisprudenziali della Cassazione e della Corte di Giustizia dell’UE.

IRAP liberi professionisti e piccoli imprenditori: è possibile il rimborso!

L’IRAP è un tributo sul valore della produzione netta, il cui presupposto consiste nell’esercizio abituale di un’attività caratterizzata dall’autonoma organizzazione e diretta alla produzione o scambio di beni o alla prestazione di servizi.
Ma vi sono rimedi se un libero professionista ha versato per anni l’IRAP e si accorge adesso che, probabilmente, tale imposta non era dovuta?

La soluzione è chiederne il rimborso, con una apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, ove si dimostra l’assenza del presupposto impositivo e si richiede il rimborso del tributo indebitamente versato.

Vi sono, tuttavia, dei limiti temporali, in quanto il rimborso può essere richiesto nel termine di 48 mesi (4 anni) dal versamento del tributo che si chiede di vedersi restituito.

I vizi degli atti processuali telematici: l’assenza di sottoscrizione digitale quale causa di inammissibilità.

Sulla Rivista di Diritto Tributario Online (www.rivistadirittotributario.it) è stato recentemente pubblicato un mio articolo (“Incertezze giurisprudenziali e principi generali in merito ai vizi degli atti processuali telematici”) che tratta il tema dell’adeguamento delle regole processuali che le parti devono seguire al processo tributario telematico, divenuto obbligatorio dal luglio 2019 e oggi ancora più implementato in virtù dell’emergenza per Covid-19.

Fase due anche per il Fisco: milioni di accertamenti e cartelle ai contribuenti da giugno.

E’ in arrivo uno tsunami sui contribuenti. Con la ripresa dell’attività ordinaria, dal 1° giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle entrate-Riscossione sommergeranno i contribuenti di oltre 33 milioni di notifiche e comunicazioni di atti di accertamento, verifiche, avvisi bonari, comunicazioni di irregolarità, cartelle esattoriali, intimazioni di pagamento, atti esecutivi, e così via.
Un suggerimento fondamentale è il seguente: occorre difendersi e farlo fin da subito. Gli atti impositivi, di accertamento e riscossione, infatti, una volta notificati, se non impugnati entro brevi termini, diventano definitivi: ciò significa che non si può più, in alcun modo, contraddire il loro contenuto nel merito.

Emergenza Coronavirus: i pignoramenti già intrapresi dell’Agenzia delle entrate-Riscossione non sono sospesi!

L’intera attività dell’Agenzia delle entrate-Riscossione è bloccata? Non è proprio così.
Secondo anche le risposte fornite dallo stesso ente, nel periodo tra l’8 marzo e il 31 maggio, l’Agenzia non notifica nuove cartelle o intimazioni di pagamento, né procede con nuove procedure cautelari (fermo amministrativo o iscrizioni ipotecarie) o esecutive (pignoramenti). Tuttavia, se al contribuente è stato notificato un atto di pignoramento del proprio conto corrente, di crediti verso terzi, o di altri beni mobili e immobili, e se la notifica è avvenuta prima dell’8 marzo, anche solo di un giorno, la procedura esecutiva non si arresta.