Smart working e residenza fiscale

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 626 del 2021 ha fornito dei chiarimenti in merito al regime fiscale applicabile al reddito di lavoro dipendente prestato da un cittadino italiano residente all’estero (e regolarmente iscritto all’AIRE), il quale – a causa dell’emergenza Covid-19 – a marzo 2020 era tornato in Italia, lavorando da casa in smart working per il proprio datore di lavoro.
Secondo l’amministrazione finanziaria, il lavoratore, anche se iscritto all’AIRE e residente anagraficamente all’estero, se – per la maggior parte dell’anno – lavora in smart working dall’Italia per un datore di lavoro straniero, dovrà essere considerato fiscalmente residente in Italia per quell’anno. La conseguenza è l’imponibilità in Italia del reddito percepito dal lavoratore. Con differente non irrilevanti.
Nella soluzione esposta dall’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 626/2021, però, non sono state considerate le evidenti circostanze eccezionali di forza maggiore che hanno caratterizzato l’anno 2020.